La scarsità d’acqua frena l’idroelettrico e le centrali a gas fossile che abbisognano di raffreddamento, mentre eolico e fotovoltaico restano economici ma ci sono troppi pochi impianti installati
Il prezzo all’ingrosso dell’elettricità italiana (Pun Index Gme) è salito oggi a 207,84 euro/MWh (in crescita del 7% rispetto a ieri) segnando il livello più alto dal 2022, secondo i dati del Gestore dei mercati energetici (Gme) messi in fila da Montel.
«All’inizio di questa settimana, alcuni analisti – spiegano da Montel – avevano avvertito che i prezzi dell’energia in Italia avrebbero probabilmente continuato a restare sopra i 200 euro/MWh per molte ore, poiché le temperature eccezionalmente elevate continuano a spingere i consumi di aria condizionata in un contesto di generazione rinnovabile limitata e produzione a gas costosa. Le condizioni meteorologiche estreme hanno aumentato la domanda di energia e ridotto la disponibilità di alcune centrali a gas a causa di vincoli legati all’acqua per il raffreddamento».
La siccità in corso sta infatti frenando la producibilità degli impianti idroelettrici, mentre il gas fossile è da sempre il principale problema per il costo dell’elettricità italiana, dato il costo della materia prima, crescente e sottoposto a tensioni geopolitiche. Nel nostro Paese la bolletta energetica pagata all’estero per l’import di combustibili fossili vale tra circa 50 e 100 miliardi di euro l’anno, mentre contestualmente paghiamo l’elettricità più cara d’Europa: ogni tensione sul mercato del gas – come quella in corso a causa della guerra in Medio Oriente – si trasferisce in bolletta, perché il prezzo all'ingrosso è determinato da questo combustibile fossile per oltre il 70% delle ore dell'anno (nella prima parte del 2026 il dato in Spagna era invece del 9%, dal 52% registrato nel 2021, disaccoppiando di fatto il costo dell’elettricità da quello del gas senza intaccare il piano di uscita dal nucleare al 2035).









