La lettera arrivata dalla Commissione europea sul decreto FerX a regime chiarisce l’architettura del nuovo sistema italiano di “incentivi” alle energie rinnovabili, ma lascia aperto il nodo più critico: la capacità del Paese di trasformare i contingenti messi a disposizione in impianti realmente autorizzati e costruiti. Bruxelles ha dato il via libera a un pacchetto da 37,15 GW complessivi, con i primi bandi attesi indicativamente entro la fine del 2026, ma il mercato resta prudente, soprattutto sull’eolico.

Come già anticipato su queste colonne, il FerX prevede due canali principali. Per gli impianti sopra 1 MW sono previsti 27,15 GW da assegnare tramite aste competitive: 16,5 GW per l’eolico, 10 GW per il fotovoltaico, 630 MW per l’idroelettrico e 20 MW per gli impianti a gas residuati dai processi di depurazione. Come ricapitolano da Assoidroelettrica, per gli impianti fino a 1 MW sono invece previsti 10 GW con accesso diretto al sostegno una volta entrati in esercizio, a condizione che questo avvenga entro il 31 dicembre 2030 o entro 60 giorni dall’eventuale raggiungimento anticipato del tetto massimo. Per i progetti sotto i 200 kW sarà possibile optare per una tariffa omnicomprensiva stabilita da Arera.