Gli esperti lo chiamano "il grande distacco". Il progressivo disinvestimento emotivo dal lavoro può nascere come risposta adattativa allo stress, ma la ricerca si interroga su cosa accade quando si prolunga nel tempo

Le ormai sempre più frequenti scelte di artisti, celebrità e sportivi che decidono di prendersi una pausa per tutelare la propria salute mentale riaccendono ogni volta l’attenzione sul complesso rapporto tra lavoro e benessere psicologico. Un tema sempre più presente anche tra le persone comuni: negli ultimi anni il fenomeno delle grandi dimissioni ha raccontato la scelta di molti lavoratori di lasciare volontariamente il proprio impiego alla ricerca di un migliore equilibrio tra vita privata e professionale. Un fenomeno registrato soprattutto tra le generazioni più giovani, per le quali benessere, equilibrio e significato del lavoro sono diventati criteri sempre più centrali nelle scelte di carriera.

Con il passare del tempo, però, sembra farsi strada una strategia ancora differente. Invece di andarsene, molti scelgono di restare, vivendo la propria attività lavorativa quotidiana in una condizione di totale distacco emotivo. Un fenomeno che la ricerca ha iniziato a definire Great Detachment, il “grande distacco”, studiato come dato in crescita anche dall’Osservatorio HR Innovation Practice del Politecnico di Milano.