In tutta Italia la crisi industriale del riciclo, in particolare nella filiera delle plastiche, sta portando all’accumulo dei materiali stoccati per periodi sempre più lunghi; insieme alle continue ondate di calore – che proseguono quasi senza soluzione di continuità da fine maggio –, questo determina un significativo incremento del rischio incendi. Solo in Toscana sono cinque gli impianti di gestione rifiuti andati a fuoco negli ultimi due mesi, come mette in fila oggi il Cigno verde regionale: il 2 giugno a Capannori, l’incendio si è sviluppato in un capannone della ReLife Recycling; pochi giorni dopo, l’8 giugno, è divampato il rogo alla Delca Energy di Vicopisano, con circa 2.500 tonnellate di rifiuti plastici stoccati in una struttura di 5.000 metri quadri; il 12 giugno a Empoli è bruciata la Real srl, stabilimento che tratta rifiuti cartacei, e il 18 è toccato a Livorno, alla Bogi Vinicio, con un incendio che ha coinvolto materiali misti (plastiche, legni, metalli e rifiuti speciali). Infine, l’11 luglio le fiamme si sono sviluppate alla Spedi, azienda che tratta rifiuti speciali e industriali, nella zona industriale di Migliarino, a Vecchiano.

«Bene ha fatto la direzione Ambiente della Regione Toscana a inviare a tutte le aziende, alle Prefetture e ai Sindaci una lettera di richiamo ad adottare (anche anticipando gli obblighi di legge) misure per la prevenzione degli incendi – commentano oggi Fausto Ferruzza, presidente di Legambiente Toscana e Stefano Donati, coordinatore della commissione economia circolare – dal monitoraggio termico dei rifiuti in cumulo alle verifiche straordinarie sui presidi antincendio, dal mantenimento della viabilità e corretta logistica degli impianti, fino alle misure organizzative (come la sorveglianza H24 o l’installazione di sistemi di videosorveglianza) e all’accelerazione dei tempi di stoccaggio. Bene, perché la crisi climatica che stiamo attraversando è una fase straordinaria della nostra storia, e richiede pertanto misure straordinarie anche in questo settore. Benissimo dunque per Legambiente, ma si può e si deve fare ancora di più».