L’analisi dei dati diventa uno degli strumenti principali nella lotta al caporalato e al lavoro sommerso in agricoltura. È questa la strategia illustrata dall’Inps, l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, nel corso dell’audizione del vicedirettore centrale vicario Antonio Pone davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e sugli illeciti ambientali e agroalimentari, riunita a Palazzo San Macuto.

Al centro dell’intervento il bilancio del piano straordinario di vigilanza realizzato tra il 7 e il 31 luglio 2026, che ha concentrato le verifiche nelle aree a maggiore rischio di sfruttamento della manodopera.

Controlli selezionati grazie alla business intelligence L’iniziativa, coordinata dalla Direzione centrale Entrate dell'Istituto, ha puntato su un modello ispettivo basato sull’incrocio delle banche dati e sull'utilizzo di specifici indicatori di rischio.

Attraverso strumenti di business intelligence, l’Istituto ha indirizzato gli accessi verso i contesti produttivi ritenuti più esposti a fenomeni di lavoro nero, intermediazione illecita e irregolarità contributive.

Le verifiche hanno interessato in particolare diverse province della Calabria – Catanzaro, Cosenza e Crotone – oltre ad altre aree del Mezzogiorno e a specifici distretti agricoli del Centro-Nord, individuati sulla base delle elaborazioni effettuate dall’Istituto.