L'assalto a Sofia

Dalia Gubbay

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Gabriel aspettava da tempo questo campeggio. Lui e tutti i suoi compagni. La sua reputazione lo precedeva. Giovani ebrei provenienti da tutte le parti del mondo, camminate, sfide, falò, tende, amicizie per la vita. Nemmeno la nascita di un nuovo nipote poteva fermare un sedicenne sano ed entusiasta. E così è stato. Esperienza totalizzante, poco tempo per raccontare, nel gruppo arrivano foto splendide. Da madre non ansiosa lo lascio tranquillo. Che se poi mi dovessi preoccupare potrebbe essere per un’eventuale scivolata sui monti. Invece la sorpresa arriva l’ultima sera.

La cronaca è tristemente nota. I ragazzi ebrei braccati. Messi in lockdown in hotel. Con diversi energumeni che inneggiano al nazismo. Urlano scomposti, volgari. Le reazioni sono molteplici. Confusione, ansia, sbigottimento. L’indomani vengono tutti scortati in aeroporto dalla polizia. Mio figlio come da suo temperamento non si scompone troppo. La consapevolezza arriva dopo. La notizia esplode. E lui, 16 anni, passa la giornata al telefono con i giornalisti.