Di caldo si può morire. Sta succedendo sempre più spesso, fra i campi di pomodori di Stango Lombardo come nelle città arroventate dal feroce anticiclone africano. Nei giorni scorsi, a Bagno a Ripoli e a Barberino di Mugello, due lavoratori incaricati della raccolta dei rifiuti si sono accasciati all’improvviso, stroncati da temperature che al sole superano i 50 gradi, e all’ombra non vanno sotto i 35. L’ultima vittima del lavoro in condizioni estreme aveva appena 19 anni, si chiamava Gheorghe Marian Burjan, era arrivato dalla Romania per fare il bracciante agricolo. Probabilmente uno ‘stagionale’, ce ne sono migliaia e migliaia, quasi tutti migranti, che si spezzano la schiena per raccogliere in condizioni proibitive frutta, verdura e ortaggi che poi finiscono sulle nostre tavole. Ora la magistratura, insieme ad Ats Valpadana, Agenzia di tutela della salute, deve verificare se le norme sulla sicurezza siano state rispettate, se fosse stata fatta preventivamente la visita medica e se sia stata ottemperata l’ordinanza che prevede lo stop al lavoro nelle ore più calde. Uno stop che sempre più spesso non viene rispettato, prova ne sono le continue denunce dei sindacati sulla insostenibilità dei turni di lavoro fra le banchine dei porti, nei piazzali delle industrie, nei magazzini della logistica, negli allevamenti intensivi. Sono ritmi e condizioni di lavoro incompatibili con la tutela della salute. Lo sarebbero anche a temperature normali, figuriamoci in questa estate del 2026 che si accinge a battere ogni record, superando perfino l’estate del 2003.
Il caldo uccide: l’ultimo caso è quello di un bracciante di appena 19 anni
Di caldo si può morire. Sta succedendo sempre più spesso, fra i campi di pomodori di Stango Lombardo come nelle città arroventate dal feroce anticiclone africano. Nei giorni scorsi, a Bagno a Ripoli e a Barberino di Mugello, due lavoratori incaricati dell








