Di: Cristiano Valli-Radiogiornale/joe.p. Negli Stati Uniti, la spaccatura tra i vertici del partito democratico e la base elettorale sembra essere confermata dai risultati delle primarie in vista delle elezioni di metà mandato il prossimo 3 novembre. Ieri, in Michigan, il candidato più progressista Abdul El-Sayed ha prevalso sull’avversaria centrista, già deputata federale, sostenuta dall’establishment democratico e su cui la lobby pro-israeliana AIPAC aveva investito decine di milioni di dollari. E il Michigan - ricordiamo - è uno Stato fondamentale per il controllo del Senato, un seggio ora democratico che il partito non può permettersi di perdere. “Se volete - ha dichiarato Abdul El-Sayed - che l’azione di Governo sia decisa dall’American Israel Public Affairs Committee (AIPAC) o da Chuck Schumer, il capogruppo della minoranza democratica al Senato, allora non sono io il vostro candidato”. Il solco tra El-Sayed ed i rappresentanti più moderati del partito sta in fondo tutto in questa dichiarazione. Una distanza netta dall’establishment democratico e dall’AIPAC, la lobby filoisraeliana che ha speso quasi 40 milioni di dollari per aiutare la campagna dell’avversaria, Haley Maria Stevens. La candidata dem Haley Maria StevensREUTERSEl-Sayed ha 41 anni, musulmano, figlio di immigrati egiziani, ex direttore del Dipartimento della sanità a Detroit, è a favore di una tassa del 7% sul patrimonio dei miliardari, sostiene l’assistenza sanitaria gratuita e l’abolizione dell’ICE. È contrario agli aiuti militari ad Israele. E chiama genocidio, quello della Striscia di Gaza. Il risultato di queste primarie è un messaggio chiaro da parte della base a un partito che si è fin qui dimostrato estremamente riluttante ad ascoltare. Prima di ieri i candidati più radicali avevano vinto seggi e primarie in collegi già molto progressisti. Il Michigan è invece un cosiddetto Stato viola: di norma lì si vinceva da moderati. Per molti osservatori il risultato evidenzia uno scollamento sempre più ampio tra la dirigenza democratica e una parte forse sottostimata dell’elettorato che chiede posizioni più nette contro Israele, contro i soldi nella politica, contro l’agenda di governo e i provvedimenti della Casa Bianca di Donald Trump.