Abdul El-Sayed conquista in Michigan la candidatura dem per il seggio al Senato Usa con il suo profilo di progressista di sinistra. Ha battuto la moderata Haley Stevens, sostenuta dall'establishment, in una competizione serrata trasformatasi in un referendum sul volto in evoluzione del partito democratico. L'epidemiologo 41enne, musulmano di origine egiziana, ha prevalso con un margine di un punto percentuale, meno di 15.000 voti, scatenando subito la reazione di Donald Trump, tra accuse di "elezioni truccate" e festeggiamenti di "un'ottima notizia". Per il tycoon la sorpresa del Michigan è un assist prezioso in vista delle delicate elezioni di midterm, a novembre. Ha definito El-Sayed un "perdente comunista che odia gli ebrei e Israele", malgrado il candidato dem abbia spesso condannato l'antisemitismo. "Ora, le folli politiche dei 'Dumocrats' (i democratici stupidi, ndr) non faranno che peggiorare!", ha scritto Trump su Truth, poche ore dopo aver lanciato, commentando l'avanzata della sinistra radicale tra i dem, la proposta provocatoria che socialisti e comunisti fondino il Partito Comunista d'America: "Andrebbero bene, prenderebbero il 10% circa", ha osservato The Donald. Le primarie democratiche del Michigan sono diventate una battaglia per procura tra establishment e ala progressista del partito, anche in vista delle presidenziali: El-Sayed, ex funzionario della sanità pubblica statale, ha ricevuto il sostegno di molti leader dell'area di sinistra. Stevens, deputata in carica che nel 2018 aveva strappato il suo distretto ai repubblicani, ha ottenuto l'appoggio dei vertici del partito, inclusa la popolare governatrice del Michigan, Gretchen Whitmer, e ha beneficiato di decine di milioni di dollari in finanziamenti esterni da parte di PAC legati alla lobby pro-Israele. Un'accusa, quella di antisemitismo, che ha seguito i momenti della campagna elettorale di El-Sayed, un pro-Pal che ha lanciato le accuse a Israele di 'genocidio'.