di
Gennaro Scala
Il trequartista si è ritirato a 35 anni dopo aver giocato il Mondiale con il Congo: «Molti fuggono dalla realtà con i videogiochi e le droghe da dopamina».
Soldi, auto di lusso, copertine e stadi pieni. Poi spegni la luce dello spogliatoio, torni a casa e scopri che la gabbia dorata è vuota. Anzi, è un incubo. «Il 90%, direi addirittura il 99,9% dei calciatori è infelice». Parola di Gael Kakuta. Uno che ha visto il paradiso del Chelsea, ha transitato per la Lazio e ha appena chiuso la carriera a 35 anni, dopo aver giocato il Mondiale con il suo Congo.
Ai microfoni di Capté, Kakuta ha deciso di togliere il filtro bellezza al calcio milionario, mettendo a nudo il tabù dei tabù: la salute mentale nel pallone. Lui, che con la depressione ci ha combattuto davvero, non usa giri di parole. «I calciatori hanno un fardello molto pesante da portare e grandi responsabilità sulle spalle. A nessuno importa come si sentono veramente. Vivono in un mondo in cui bisogna dare sempre il massimo».






