Ma é vero che tra i calciatori l'abitudine di sputare in giro per il campo sia più diffusa rispetto a qualunque altro sportivo? Se lo é chiesto 'The Athletic', ammettendo di aver trovato pochi professionisti disposti ad affrontare il tema, frenati da un misto di vergogna ed improvvisa consapevolezza.
La costola sportiva del New York Times ha esaminato la fenomenologia del riflesso condizionato, non il gesto offensivo, del quale si sono resi protagonisti anche campioni conclamati: da Mihajlovic e Rijkaard, a Douglas Costa e Zago, da Francesco Totti a Lavezzi.
Jordan Graham, ala del Leyton Orient ed ex di Wolverhampton e Birmingham City, propone alcune teorie.
"Prima di tutto le persone sono il prodotto del loro ambiente - sostiene -. Vedi il calcio come una famiglia e le persone che idolatri lo fanno da sempre, poi all'improvviso giochi a calcio e lo fai. Dai e dai, diventa quasi una seconda natura". Questa spiegazione potrebbe aiutare a capire perché i calciatori sputano, mentre gli atleti di altri sport fisicamente impegnativi, come il tennis e l'atletica leggera, lo fanno raramente.
Secondo David Prutton, ex centrocampista, oltre 450 partite con club come Nottingham Forest, Southampton e Leeds ed oggi commentatore, "é come dire: 'Ho una pausa durante il gioco, lasciami sistemare un po' la mia roba: i calzini, i pantaloncini, la maglietta... la bocca'. Un gesto che per strada o sarebbe riprovevole, in campo diventa normale". Del resto "ci sono molte cose nel calcio che in qualsiasi altro ambito della vita sarebbero del tutto inaccettabili: se durante la partita ti metti a urlare in faccia a qualcuno e lo mandi a quel paese, al massimo puoi prendere un giallo. In qualsiasi altra professione verresti licenziato".







