«Lo dico chiaramente, noi non siamo a favore di questo tipo di formule», ovvero dei centri per i rimpatri in Paesi extra Ue sul modello dell’accordo Italia-Albania, «perché non affrontano nessuno dei problemi» e anzi «ne creano altri nuovi», affermava il premier spagnolo, Pedro Sánchez, dopo il vertice a Bruxelles dell’ottobre 2024.

Ha ribadito più volte la sua contrarietà al «modello Meloni», intanto però realizzava in Mauritania, con fondi europei, due centri per migranti «simili a quelli che rifiuta nell’Ue: sono sotto la supervisione della polizia nazionale» spagnola, denunciava lo scorso aprile El Español. Un ampio reportage documentava accordi, finanziamenti per mettere in piedi le due strutture a Nouakchott e Nouadhibou, rispettivamente Capitale politica e Capitale economica della Mauritania.

Gli hub per migranti finanziati da Spagna e Ue

L’inaugurazione venne fatta il 17 ottobre 2025, erano stati progettati sulla carta come centri d’accoglienza temporanea di migranti intercettati nelle acque mauritane, o trattenuti nel Paese per un periodo massimo di 72 ore, durante il quale si dovrebbe accertare se siano vittime di tratta, persone vulnerabili o potenziali richiedenti protezione internazionale. «In realtà, sono centri di detenzione sotto la supervisione spagnola in un Paese terzo», denunciava il quotidiano spagnolo. Gli hub rientravano nel progetto Partenariat Opérationnel Conjoint pour la Mauritanie (Poc Mauritanie), che dal dicembre 2021 al 30 settembre 2025 doveva gestire la migrazione irregolare di quel Paese con 4,5 milioni di euro di fondi.