"Faccio come fa Palasciano nel mio romanzo: do le spalle a questo tipo di mondo, cerco nella scrittura un riscatto, una forma di trasfigurazione". Così Wanda Marasco, scrittrice e poetessa, racconta il rapporto intenso e travagliato con la sua città, Napoli. Vincitrice del Premio Campiello 2025 con Di spalle a questo mondo (Neri Pozza) – romanzo dedicato al chirurgo ottocentesco Ferdinando Palasciano, primo a proclamare la neutralità dei feriti di guerra – Marasco sarà ospite domani della rassegna letteraria “Castiglione racconta“, in piazza Orto del Lilli alle 19 (ingresso gratuito fino a esaurimento posti).

Wanda Marasco, lei nasce come poetessa (nel ’97 vince il Premio Montale). Cosa l’ha portata a entrare nel mondo della prosa? "In realtà ho iniziato con testi teatrali mai pubblicati. Poi l’insegnamento e i miei compiti da madre mi lasciavano poco tempo per dedicarmi alla scrittura di un romanzo. Solo vicino alla pensione ho potuto dedicarmi completamente alla prosa, dove si sono fuse quasi naturalmente la mia istintualità poetica, l’amore per il teatro e per la filosofia".

Napoli non è mai solo uno sfondo nei suoi libri, piuttosto sembra un organismo vivente. Che rapporto ha con la sua città? "E’ così. Napoli è un organismo vivente, un monstrum nell’accezione latina di prodigio. E’ una realtà cruda, fatta di lacune e iniquità, che ho conosciuto fin da bambina in un quartiere isolato, Capodimonte. Da lì la visione è suggestiva: a seconda delle variazioni atmosferiche muta non soltanto la percezione visiva, ma anche quella psichica della città. La Napoli che racconto è quella dello sguardo della Wanda bambina e dell’esperienza della Wanda adulta, assimilata anche alla Napoli del teatro. Oggi vivo la città quasi in esilio, come se fosse da riconquistare".