Scrittrice, attrice, regista e insegnante, Wanda Marasco ha vinto diversi premi nella sua carriera: il Montale per la sua raccolta di poesie, Voc e Poè, nel 1997, il Bagutta opera prima per il suo primo romanzo L’arciere d’infanzia, nel 2003, e molti altri. Ora è in finale a premio Campiello con Di spalle a questo mondo (Neri Pozza, pagg. 416, euro 20).
Ci può descrivere questo romanzo?
Di spalle a questo mondo è un romanzo thetrum mundi. Si apre con lo sguardo rivolto alla torre che svetta sul ciglione orientale della collina di Capodimonte. Qui vissero Ferdinando Palasciano e sua moglie Olga Pavlova Vavilova. Siamo tra il 1887 e i decenni che precedono e seguono l’unità d’Italia. Tutto è già avvenuto nella vita dei due. Palasciano, medico e filantropo, viene colpito della follia negli ultimi anni di vita. È un uomo che si fa carico del dolore del mondo. Ha proclamato per primo il principio di neutralità su cui si basa la Croce Rossa Internazionale. È un Gino Strada dei suoi tempi, animato dal potente ideale della cura. La cura da portare a tutti, senza alcuna discriminazione. Come ogni uomo profondamente etico viene perseguitato. Olga, nobildonna russa, arriva da lui con una zoppia che è reale e simbolica: metafora della claudicanza universale, di una fragilità e di un guasto connaturati all’essere umano. Dal loro incontro nasce un amore assoluto. Follia e amore diventano due nuove forme di gnosi, svelano la realtà, i segreti della mente, l’iniquità della Storia. Dico sempre che il mio non è soltanto un romanzo storico. Ho usato come un appiglio la materia storica cercando di scolpirla con l’intensità della poesia e le movenze della psiche.












