Ripubblichiamo la recensione (uscita lo scorso 20 gennaio) di "Di spalle a questo mondo”, l’ultimo romanzo di Wanda Marasco, edito da Neri Pozza, che ha appena vinto il premio Campiello .

Quasi otto anni di immersione totale, esclusiva, anzi di vera e propria devozione da parte di Wanda Marasco. Verso la letteratura come mezzo espressivo ed evocativo, e nei confronti di una vita unica, irripetibile, quella di Ferdinando Palasciano, più che un medico un uomo, troppo uomo, colmo di pietas verso l’altro al punto di naufragare nella follia per aver avvertito un distacco abissale tra sé e la realtà con le sue regole, la burocrazia, invidie e infiniti malanimi da parte di un’epoca cinica, incapace di tributargli il giusto valore.

A Palasciano, che fu anche senatore del Regno d’Italia, Marasco ha dedicato il romanzo Di spalle a questo mondo che arriva dopo “La Compagnia delle anime finte del 2017 e esattamente a distanza di dieci anni da “Il genio dell’abbandono” su Vincenzo Gemito. Una gestazione lunga e rigorosa da parte della scrittrice che va oltre il recupero delle fonti per ricostruire umori e fatti del 1887, della stagione di un Meridione che abbracciò e si lasciò sedurre dai progressi della scienza, però li rallentò con storiche e consolidate dinamiche di accomodamento, compromessi, scambi, prebende.