ROMA – Mediterraneo è il titolo di un brano contenuto nel suo ultimo album Buona fortuna. È non un caso. Ermal Meta è fin dal suo arrivo in Italia dopo l’esodo dall’Albania un testimonial del linguaggio comune che unisce le culture e le tradizione del Mare nostrum. Il 22 agosto, in una pausa dal suo tour, sarà lui il maestro concertatore dell’edizione 2026 della Notte della Taranta, in programma a Melpignano, sul piazzale dell’ex Convento degli Agostiniani. Insieme a Meta e all’Orchestra Popolare ci saranno Alessandra Amoroso, Maria Mazzotta, Gisela João, Levante e Welo. La serata (che sarà trasmessa in diretta su Rai 3, Rai Radio2 e RaiPlay) sta vivendo un prologo con Il Festival Itinerante della Notte della Taranta, attualmente in giro per la Puglia.

Meta, che tipo di spettacolo ha immaginato?

«Uno show molto organico, nel senso che ho cercato di restare vicino alla tradizione ma con una impronta personale, come è giusto. La cosa importante è rendersi conti che la Taranta è un evento collettivo, qualcosa di pazzesco. Però quelli che vengono (lo scorso anno alle prove erano in 80.000) vogliono sentire la taranta, non Ermal Meta. Ci sarà un’orchestra di quasi trenta elementi, tanti cantanti, sarà tutto suonato».