Prove. Riprove. Esperimenti. È scattato il conto alla rovescia per la 29esima edizione della Notte della Taranta il cui concertone finale si terrà sabato 22 agosto 2026 sul piazzale dell'ex Convento degli Agostiniani a Melpignano, guidato dal cantautore Ermal Meta nel ruolo di Maestro Concertatore e - finora - con ospiti del calibro di Alessandra Amoroso, Levante e Sayf. L'evento non si limiterà, come accade ormai da tempo, alla sola serata finale ma si svilupperà come un festival culturale diffuso nel Salento.

Ne abbiamo parlato con Massimo Bray, presidente della Fondazione Notte della Taranta.

Il filo conduttore dell’edizione 2026 della Notte della Taranta sarà il Mediterraneo, inteso non come barriera o confine, ma come uno spazio millenario di incontri, migrazioni, relazioni e convivenze culturali: che messaggio intendete far circolare in un periodo contrassegnato da guerre e tensioni internazionali?

«Nel Mediterraneo si incrociano millenni di storie, popoli, culture. “Mare nostrum” nel suo senso più autentico: spazio condiviso, di tutti, lontano da ogni logica di dominio. Oggi quella storia rischia di trasformare il mare in una frontiera. L'anno scorso, all’indomani del Concertone, affermai che avevamo bisogno di speranza, rispetto, dialogo e pluralità. Eravamo tutti “sotto lo stesso cielo” per condividere un messaggio di pace. Oggi la necessità è ancora più urgente. Portare sul palcoscenico di Melpignano l'idea del Mediterraneo come spazio di incontro è un atto necessario che vuole proteggere le identità culturali dai fenomeni di globalizzazione e, insieme, ricordarci che le esperienze vissute sono sempre il risultato di incontri e stratificazione di saperi. La Notte della Taranta è un’opportunità in cui l'idea si fa concreta: la musica, la danza, la tradizione incontrano la presenza “fisica” di migliaia di persone che scelgono di condividere un’esperienza, di stare insieme.»