«Siamo migliori delle macchine e a renderci tali sono proprio i nostri limiti». È un curioso quanto consolatorio paradosso quello che formula il professore Andrea Moro, neurolinguista della Normale di Pisa e dello Iuss di Pavia. Curioso come il titolo del suo ultimo libro, Lucrezio e Il pipistrello dagli occhi azzurri, in cui l’accademico dei Lincei rilegge il De Rerum Natura dal punto di vista della linguistica. Che cosa intuì Lucrezio del linguaggio? «Tre cose. La potenza della ricombinazione. Capisce che le lettere, come i mattoni, ricombinate possono dare luogo a significati diversi, un po’ come il Dna: abbiamo quattro lettere e possiamo fare una giraffa o una margherita. La seconda è quello che noi moderni chiamano “emergentismo”, le proprietà delle cose possono non essere le proprietà dei mattoni. Lui dice “Non crederai che un oggetto bianco sia fatto di atomi bianchi? ”. La terza riguarda l’origine biologica del linguaggio. Capisce che la funzione non determina l’organo. Scrive: “Non crederete che vi siano spuntate le orecchie per sentire?” L’organismo ha una struttura e con quella espleta una funzione, non il contrario». Lei parla di razzismo linguistico. Ci spiega? «Ci sono due idee indipendenti che non vengono riconosciute come razziste oggi ma che sono considerate esportabili. La prima è che esistano lingue migliori di altre. Ti dicono che questa lingua è più musicale o è più razionale. L’altra è che a seconda della lingua noi percepiamo la realtà e ragioniamo in modo diverso. Se le metti insieme tu costituisci una graduatoria di capacità di percezione e di ragionamento. Cioè, chi parla la lingua alfa pensa meglio della lingua beta. Il razzismo è nato così. Tutti smantellano il razzismo basato su aspetti biologici ma non quello linguistico». C’è ancora oggi? «Una volta ero alla New York University e una persona mi disse che avevano assunto una filosofa africana, aggiungendo però che la sua era una lingua bantu e non sapeva se avrebbe colto il pensiero sofisticato sviluppato nella lingua tedesca. Io mi arrabbiai molto perché le prove sperimentali dicono che non ci sono indicazioni per cui si pensi in modo diverso in base alla grammatica. Quelli che parlano tedesco non sono tutti Kant o Einstein. Dobbiamo stare attenti. I ragazzi che arrivano sui barconi che parlano un’altra lingua finiamo per considerarli subumani ed è una sciocchezza». In tutto questo che c’entra il Pipistrello con gli occhi azzurri? «Il nucleo portante del linguaggio umano è la sintassi. La sintassi è come la matematica, potenzialmente costruisce strutture infinite. L’infinito non può arrivare a pezzi o c’è tutto o non c’è. Io continuo a dire che questa espressione sia di tipo biologico. I pipistrelli sono topi con le ali. Non esistono topi intermedi perché la comparsa di ali è dovuta all’accensione o allo spegnimento di un gene. Gli occhi azzurri non sono sorti ovunque ma dipendono da una mutazione originaria di circa 10 mila anni fa. Si vede la nascita di un fenomeno biologico. Una metafora per dire che tutto può arrivare all’improvviso e nascere da un solo individuo. Se li metti insieme diventa un supporto metaforico che sostiene l’ipotesi biologica del linguaggio». Le macchine non riescono a riprodurre il linguaggio? «Le macchine hanno bisogno di una marea di dati, energia e tempo per simulare una grammatica umana. I bambini, in 5 anni, possono essere esposti da 30 a 55 milioni di parole. ChatGpt ha bisogno di 403 mld di parole che se fossero apprese alla velocità di un bambino richiederebbero 32 mila anni. Dunque non sono un modello del linguaggio umano. Il vantaggio degli esseri umani è nascere con un filtro naturale biologico che esclude delle combinazioni. È un limite che in realtà si trasforma in vantaggio. Siamo fatti meglio. Il limite è un dono. Noi siamo i nostri limiti». Siamo gli unici esseri viventi con la sintassi. È la garanzia della nostra libertà e fantasia? «Sì. Noi esseri umani riceviamo informazioni dall’esterno e abbiamo la possibilità di archiviare queste informazioni con le parole: caldo, freddo, buio. Abbiamo però una cosa in più. Se dico “Ho visto una ragazza sbuffare a una nuvola a forma di garofano” posso cambiarla dicendo “Ho visto una nuvola a forma di ragazza sbuffare a un garofano”. È evidente che nessuno l’ha vista, però l’ho detta. Significa che quel sistema di ricombinazione è il correlato funzionale della fantasia. Generiamo mondi di cui non abbiamo fatto esperienza ricombinando i pezzi. Per questo abbiamo letteratura e poesia». Perché siamo gli unici ad avere sintassi? «È un mistero». Lo sveleremo? «Spero di no». Perché?«Sarebbe un casino. Andremmo pericolosamente vicini alla risposta di chi siamo. Se la trovassimo potremmo fare la fine di Edipo: quando lui capisce si dispera e si acceca» Wittgenstein sosteneva che i limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo. Concorda?«Direi di no. Se io mi innamoro non credo di riuscire a dire quello che provo, ma quell’innamoramento fa parte del mio mondo. Non sono capace di definire Dio ma non posso dire che sia fuori dal mio mondo». E su ciò di cui non si può parlare si deve tacere?«Uso la versione di Umberto Eco: ciò su cui non si può parlare si deve narrare». Per un linguista cos’è il silenzio? «Dal punto di vista della grammatica il silenzio è potente quanto il suono. C’è evidenza che nella grammatica i posti vuoti esprimono comunque qualcosa».
Andrea Moro: “Esiste un razzismo linguistico. La sintassi garantisce la fantasia”
Il linguista: «Per Lucrezio ricombinando le lettere creiamo mondi possibili»






