Le paroline magiche che più tornano? "Egemonia culturale". Forse perché sono quelle reperibili in un manuale del liceo
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"Le ceneri di Gramsci... Tra speranza e vecchia sfiducia", così in alcuni dei versi di Pier Paolo Pasolini tornava il pensatore sardo. Morto, silenzioso e problematico. Lo sfrontato Pasolini toccava le ceneri di Gramsci con pudore riflessivo. Non succede così oggi, dove le ceneri intellettuali di Gramsci vengono usate come cipria. Le paroline magiche che più tornano? "Egemonia culturale". Forse perché sono quelle reperibili in un manuale del liceo. A destra, nel tentativo di prendersi quella che la sinistra ha posseduto per decenni. A sinistra, per tenersela stretta. Peccato che non sia egemonia gramsciana. Gramsci, un pensatore illiberale che vedeva la classe proletaria come novello principe, non ha mai pensato un'egemonia fatta di salottini, filmetti spacciati per analisi, serie televisive ombelicali dove l'unico a prendere due spicci è il disegnatore engagé, a patto che ci sia il giusto grado di tematiche Lgbtq+, non certo le manovalanze. Eppure senza erigere santini, Gramsci i santini li avrebbe bruciati, nell'enorme mole di scritti del pensatore sardo si potrebbe scavare.










