Fuori il caldo supera i 40 gradi, dentro l'hangar il termometro segna meno 5. Nell'ex ospedale militare di Ceuta, trasformato in una grande camera mortuaria di emergenza, dove sono in fila i corpi delle vittime dell'esodo in massa che giovedì scorso ha sconvolto l'exclave. Delle 79 salme recuperate dal 26 luglio, di cui 77 sottoposte ad autopsia, finora soltanto due sono state identificate, mentre prosegue il lavoro della ventina di medici forensi inviati per rinforzi dalla penisola.

Nei sudari bianchi, forse alcuni dei 'desaparecidos' di cui le famiglie non hanno notizie, a ormai sei giorni dall'esodo di massa alimentato dal tam tam nelle Reti. Le stesse ora inondate di foto di persone disperse, come Mohamed Afasi, ripreso in costume, scomparso in mare a 9 anni mentre tentava di doppiare la scogliera del Tarajal con sua madre.

Nell'exclave restano 2.500 migranti per i quali sono iniziati gli iter individuali di identificazione e valutazione delle richieste di asilo e protezione internazionale. «Le procedure amministrative non solo collettive, sono individuali e devono garantire al massimo i diritti», ha spiegato il delegato del governo a Ceuta, Miguel Angel Perez Triano. Ma la priorità, ha aggiunto, resta una: «che i minori escano dalla strada il prima possibile».