Oltre 37.500 delle persone entrate a Ceuta sono già rientrate in Marocco. Le uscite dall'exclave procedono a un ritmo di 150 persone al minuto, sulla base dell'intesa raggiunta tra Madrid e Rabat, con l'esclusione dai rimpatri automatici dei minori e di chi chiede protezione internazionale. Il bilancio delle vittime, però, continua a salire: i corpi recuperati in mare sono 57 secondo El País, per la maggior parte di persone annegate mentre aggiravano a nuoto la diga di El Tarajal, e le ricerche proseguono con due squadre di sommozzatori della Guardia Civil. Sul numero degli ingressi le stime restano divergenti. Il ministero dell'Interno parla di circa 50 mila persone dalle prime ore del 30 luglio, il presidente della città autonoma Juan Jesús Vivas arriva a 60 mila, "il 70% della popolazione" di Ceuta, che conta appena 84 mila abitanti. L'accoglienza è al collasso, centinaia di giovani, molti minorenni, hanno dormito nei parchi, e Vivas ha sospeso le feste patronali e chiesto lo stato di interesse per la sicurezza nazionale, dopo il no dell'Interno all'emergenza nazionale, mentre l'Assemblea locale sollecita la chiusura temporanea della frontiera. Madrid ha inviato altri agenti, sommozzatori e droni. All'alba, denuncia l'associazione marocchina per i diritti umani, ci sono stati scontri a Fnideq con lanci di pietre e una trentina di arresti. A Melilla il valico di Beni Enzar resta chiuso, con 300-400 ingressi riusciti secondo il presidente Imbroda.Contestato al suo arrivo nell'exclave, Pedro Sánchez ha parlato di "un attacco e una violazione" della sovranità spagnola, esprimendo una condanna "al livello più energico possibile" e attribuendo l'ondata alle mafie del traffico di esseri umani, che avrebbero dato una lettura opportunistica della sentenza del Tribunal Supremo di inizio luglio contro i respingimenti immediati in mare, diffusa poi sui social "come la polvere da sparo". Il premier ha rivendicato la cooperazione con Rabat e un calo del 37% dei flussi irregolari nel 2026, mentre fonti degli Esteri spagnoli negano all'Ansa ogni nesso tra gli arrivi e la regolarizzazione di mezzo milione di stranieri, che richiedeva residenza al 1° gennaio 2026 e cinque mesi di permanenza continuativa.Il fronte interno però si è riaperto subito: il leader popolare Alberto Núñez Feijóo giudica la risposta del governo "tardiva" e "insufficiente" e chiede l'esercito, il segretario di Vox Santiago Abascal invoca espulsioni immediate "con ogni mezzo necessario" e sostiene che, se non lo farà l'esecutivo, dovrà farlo "il popolo spagnolo", mentre da sinistra l'eurodeputata Irene Montero ribatte che non ci sarebbero arrivi di massa se esistessero vie legali e sicure.In Europa Ursula von der Leyen ha definito "inaccettabili" le immagini chiedendo rimpatri rapidi e offrendo il supporto di Frontex, con il commissario Magnus Brunner a precisare che non risultano flussi verso il continente e che i controlli in uscita da Ceuta e Melilla, sottoposte a un regime speciale, restano operativi; Friedrich Merz chiede a Rabat di riaccogliere subito gli irregolari, la Francia rafforza i controlli al confine spagnolo, Danimarca e Finlandia aprono alla sospensione della cooperazione Schengen con Madrid, ipotesi già evocata da Roma. Dagli Stati Uniti la Casa Bianca attribuisce la crisi alle "politiche globaliste di estrema sinistra" e Donald Trump, a Fox News, la liquida come "terribile", mentre Elon Musk accosta i video da Ceuta a una scena di World War Z. Da Israele l'ambasciatore all'Onu Danny Danon punge Madrid invitandola a spiegare perché mantenga "enclave coloniali" in Africa, e il ministro dei Trasporti Óscar Puente replica: "Sembra che tutto stia diventando abbastanza chiaro".
Ceuta, dei circa 60 mila migranti arrivati oltre la metà sono già tornati in Marocco. I morti sono almeno 57
Contestato al suo arrivo nell'exclave, Pedro Sánchez ha parlato di "un attacco e una violazione" della sovranità spagnola, esprimendo una condanna "al livello p










