Il 15enne italiano, detenuto da oltre 70 giorni nel carcere minorile Coors a Malta, è accusato di numerosi reati, tra cui associazione a delinquere, distribuzione e possesso di materiale pedopornografico, diffusione di false informazioni, minacce aggravate e intimidazione. A dirlo è il ministro dell’Interno maltese, Glenn Bedingfield, dopo che nei giorni scorsi il padre del minore ha denunciato pubblicamente le durissime condizioni di detenzione a cui sarebbe sottoposto suo figlio. Il 15enne – che oggi ha ricevuto la visita dell’ambasciatrice d’Italia a Malta, Valentina Setta – è stato arrestato dalle autorità maltesi lo scorso 25 maggio, a seguito di un procurato allarme presso il proprio istituto scolastico.
“Non si tratta di un caso di scherzo telefonico o di un singolo episodio isolato – ha commentato il ministro maltese -. È accusato di una vasta gamma di reati gravi. Malta sta gestendo la vicenda in collaborazione con Europol. Saranno i tribunali a pronunciarsi sulla base delle prove presentate”. Fonti del dipartimento carcerario, interpellate al proposito, hanno riferito che il ragazzo viene tenuto lontano dai coetanei nel penitenziario minorile per motivi di sicurezza, “anche nei confronti degli altri detenuti”. La Correctional services agency, che gestisce i penitenziari maltesi, “opera nel pieno rispetto delle norme e dei diritti umani. Ed è incaricata della custodia sicura, protetta e legale di tutte le persone rinviate a giudizio o condannate dai tribunali, in conformità con le leggi maltesi e gli obblighi internazionali”, ha precisato il ministro. Il giovane, spiega, ora trascorre le mattinate in una stanza comune e beneficia di due ore al giorno in una sala giochi dotata di attrezzature per il fitness e lo svago. Infine, ha la possibilità di portare avanti la sua istruzione, “tenendosi in diretto contatto con la sua scuola e prendendo le disposizioni necessarie affinché possa sostenere i suoi esami”, conclude Bedingfield.











