Terminato il Tour de France maschile con l’ennesima dimostrazione di forza di Tadej Pogačar, sulle strade francesi è il momento delle donne. Ma in questi giorni, accanto alle battaglie in salita e alle classifiche, c’è un’altra discussione che sta animando il gruppo. Non riguarda una fuga, una tattica di squadra o una bici sospetta. Stavolta al centro delle polemiche ci sono addirittura i reggiseni.
Può sembrare un dettaglio quasi surreale, eppure nel ciclismo professionistico nessuno lo considera tale. Alcune squadre hanno infatti segnalato all’organizzazione il possibile utilizzo di particolari imbottiture nella zona del torace, i cosiddetti “chest fairing“, che secondo chi li contesta potrebbero offrire un piccolo vantaggio aerodinamico durante la corsa. Pochi centimetri di materiale, in teoria, sarebbero sufficienti a modificare il modo in cui l’aria scorre attorno al corpo di un’atleta. E quando si corre contro il cronometro, anche una manciata di secondi può pesare come un’eternità.
Nel ciclismo moderno tutto viene misurato, calcolato e studiato. È anche per questo che l’Unione Ciclistica Internazionale, all’inizio della stagione, aveva già vietato le maglie con tasche interne anteriori, ritenendo che potessero alterare il profilo aerodinamico oltre a permettere di trasportare piccoli oggetti come integratori alimentari. L’attenzione ai dettagli è ormai estrema e la questione delle imbottiture si inserisce nello stesso filone. A dare ulteriore forza ai sospetti è uno studio realizzato nel 2024 dal professor Bert Blocken, esperto di aerodinamica. Le sue simulazioni mostrano che, nella tipica posizione raccolta adottata durante una cronometro, modificare leggermente la forma del torace può cambiare il flusso dell’aria e ridurre la resistenza.











