di
Marco Bonarrigo
La polemica sui controlli notturni di sabato su Pogacar e sul (ritirato) Vingegaard si stempera nel grottesco. E gli addetti ai lavori non ci stanno
Tutto come previsto o quasi: nelle cronometro non si inventa nulla. Ieri nei 26 chilometri tra Évian e Thonon-Les-Bains il più forte specialista al mondo, Remco Evenepoel, ha distanziato di 28” il più forte ciclista del mondo, Tadej Pogacar. Il resto (del mondo) li ha visti solo di spalle: 64” al danese Skjelmose, 1’16” al baby fenomeno francese Seixas, 1’24” al suo omologo messicano Del Toro. Bravo Cattaneo, sesto, stanco e poco motivato Ganna, mai in corsa e solo undicesimo.
Il Tour de France si avvicina all’epilogo con Pogi saldamente in giallo, Evenepoel felice di un secondo posto (a 4’32”) che difficilmente — vista l’ottima salute del belga — potrà essere avvicinato da Del Toro (+6’51”) o Seixas (+7’11”), liberatisi a dire il vero in modo un po’ cruento del tedesco Lipowitz, che cadendo ha distrutto, nell’ordine, una transenna e una clavicola. Alle spalle dei quattro di testa, distacchi da corse di inizio Novecento: il decimo a 25’, il ventesimo a un’ora e un quarto, gli ultimi trenta a una tappa abbondante di distacco.












