Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiPer anni Anthony Fauci è stato presentato, anzi adorato, come l'incarnazione della Scienza. Non uno scienziato (categoria per definizione fallibile e aperta al dubbio) ma la Scienza.

Chi osava dissentire non era semplicemente in disaccordo: era un eretico, un irresponsabile, un nemico della salute pubblica. Poi è arrivata l'audizione al Senato. La scena, per certi versi, è stata perfetta. Dopo anni trascorsi a impartire lezioni al mondo intero, a correggere presidenti, governatori, medici e cittadini, l'uomo che pretendeva risposte da tutti ha deciso di non darne più nessuna. Alla domanda dei senatori, la risposta è stata sempre la stessa: Quinto Emendamento. Ancora e ancora. Oltre cento volte. Naturalmente ogni cittadino americano ha il diritto costituzionale di non auto-incriminarsi. Non è questo il punto. Il paradosso è un altro. Prima di trincerarsi dietro il silenzio, Fauci ha comunque pronunciato una lunga dichiarazione accusando i suoi interlocutori di essere mossi da un'"ossessione" personale e sostenendo che l'audizione fosse un'imboscata politica. Ha cioè scelto di parlare quando si trattava di attaccare gli accusatori e di tacere quando si trattava di rispondere alle domande. È difficile immaginare una rappresentazione più efficace dell'arroganza tecnocratica che ha caratterizzato la gestione pandemica.