Spesso gli idoli inciampano sulla vanità. Nel caso di Anthony Fauci — probabilmente lo scienziato più rilevante nella lotta mondiale alla pandemia da Covid-19 — c’è però qualcosa che va oltre il narcisismo. Il diario che ha tenuto dal dicembre 2019 a fine 2022, diventato pubblico lo scorso weekend, dà l’impressione che, in quegli anni terribili, l’attenzione alla sua immagine e alla sua reputazione abbia avuto un ruolo non inferiore alla ricerca scientifica sulle origini del virus e sui modi per combatterne la diffusione.

Pochi giorni prima che Fauci, 85 anni, dovesse testimoniare davanti al Senato americano, il diario è stato reso noto da un suo critico della prima ora, il senatore repubblicano Rand Paul, il quale l’ha forse ottenuto dal Dipartimento alla Salute guidato da Robert F. Kennedy Jr. Si tratta di 1.100 pagine nelle quali Fauci annota continuamente e con compiacimento del suo successo in società e sui media. È felice di essere invitato ai party di Washington mentre è il massimo consulente del presidente degli Stati Uniti sulla pandemia; sottolinea gli articoli che lo incensano ed è felice di apparire in televisione; gioisce ai complimenti che gli arrivano da Bard Pitt, Elton John, Robert De Niro, Barbara Steisand, Julia Roberts, Billy Cristal, Al Pacino e così via. «Non è un’iperbole dire che oggi sono la persona più famosa nel Paese», scrive.