Firenze, 5 agosto 2026 – “La cooperazione agroalimentare toscana rappresenta uno degli strumenti per garantire reddito ai produttori agricoli, valorizzare le produzioni di qualità e mantenere vivo il presidio del territorio rurale, ma il comparto si trova oggi ad affrontare difficoltà” . A lanciare l’allarme è Luciano Nucci presidente Confcooperative Agroalimentare e Pesca: aumento dei costi, cambiamento climatico, incertezza geopolitica pesano sul settore. Per affrontare la complessa situazione Confcooperative Agroalimentare e Pesca Toscana ha presentato alla Regione alcune proposte, illustrate durante un incontro con l’assessore alle Politiche agricole Leonardo Marras nei giorni scorsi. Le criticità e le proposte di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Toscana

Vitivinicolo - Il settore vitivinicolo risente di consumi in diminuzione, ma di un’offerta in crescita. Le giacenze nazionali, nel corso del 2025 sono aumentate di oltre il 7% rispetto all’anno precedente, ma rispetto al 2024 il valore delle esportazioni è diminuito di oltre il 3%. L’avvio del 2026 ha registrato una contrazione delle esportazioni extra UE superiore al 10% e un calo del valore esportato a gennaio del 18,7%. “L’aumento delle giacenze immobilizza liquidità, la riduzione dei prezzi comprime la remunerazione dei soci conferitori e rende sempre più difficile programmare gli investimenti. A ciò si aggiungono gli incrementi dei costi energetici, dei fertilizzanti, della logistica e della manodopera, oltre agli effetti sempre più frequenti dei cambiamenti climatici” dice Nucci. Confcooperative propone di intervenire nel medio periodo con la sospensione temporanea delle nuove autorizzazioni di impianto per un arco temporale di tre anni, il rafforzamento del ruolo dei Consorzi di tutela nella programmazione produttiva, la revisione delle rese produttive, adeguandole all’effettiva domanda di mercato, applicare un maggiore controllo delle riclassificazioni tra denominazioni; completare l’allineamento dello schedario viticolo e della piena interoperabilità con il Sian, attivare da subito la distillazione di crisi e finanziare adeguatamente la vendemmia verde. “Nel medio-lungo periodo risulta invece indispensabile costruire un vero Piano Strategico Nazionale del vino, sul modello francese” conclude Nucci.