In questa fase di incertezza, dove i fallimenti di modelli di pensiero ed economici ci hanno lasciato un mondo di conflitti e macerie, o ci piangiamo addosso oppure cerchiamo di capire da dove ripartire».
Così Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, riflette sul ruolo della cooperazione alla luce dei cambiamenti che stanno ridefinendo gli equilibri mondiali.
«Ci avevano raccontato che con la globalizzazione potevamo vivere tranquilli in un mondo dove merci e persone attraversavano le frontiere, come in un grande villaggio globale. Ma la storia è finita in un altro modo».
Il sociologo Aldo Bonomi ha sottolineato come ai tempi del fordismo la società fosse più di facile interpretazione: classi sociali, sindacati, capitale. «Oggi invece tutto è molto più complicato. Come se ricchi, poveri e classe media fossero riuniti su un caravanserraglio che deve attraversare un deserto pieno di incognite. In questo contesto la cooperazione rappresenta le oasi di ricucitura sociale che non sono più solo dove ci saremmo aspettati ma un po’ ovunque».
Gardini ha continuato sottolineando la necessità di partire da una lettura del bisogno che deve concretizzarsi in una risposta chiara. «In questo senso, quelle che chiamiamo cooperative di comunità possono essere un’opportunità di ricucitura del territorio. Ma non si pensi solamente alle aree interne del Paese o al Mezzogiorno. In molti casi si è invertito il contesto dello sviluppo e un intervento del genere servirebbe in gran parte del paese per ricreare appunto delle comunità che abbiano come protagonista un nuovo patto sociale. Per fare questo dovrebbero avere un accesso privilegiato ai fondi di coesione europei».








