dopo ceutaPersistere nell’utilizzare un termine che nell’opinione pubblica sposta la logica della convenienza verso la sfera dell’etica o peggio dei sentimenti, è un errore linguistico. Quindi concettuale. Perciò politicodi5 AGO 26Ultimo aggiornamento: 07:38Foto LapresseC’è uno spettro linguistico che si aggira per l’Europa. Una parola polisemica, direbbero quelli colti; ma in realtà scivolosa, o ambigua, nella lingua corrente o politica o sociale. La parola “solidarietà”, reclamata a ogni crisi umanitaria guerresca o di confini. La solidarietà ieri rapidamente restaurata in gran pavese alla riunione straordinaria dei ministri dell’Interno dell’Unione, che hanno espresso “forte solidarietà” alla Spagna cui si è allineato il ministro italiano Piantedosi, “desidero in primo luogo esprimere al governo spagnolo la sincera solidarietà dell’Italia” (gli annegati ne hanno raccolta meno) dopo i giorni a muso duro. E “meccanismo volontario di solidarietà” si chiama l’accordo politico del 2022 per il ricollocamento dei richiedenti asilo – prendetevene un po’ per uno, altrimenti noi di primo ingresso si va a fondo, il senso. Dove per l’appunto la parola solidarietà fa le veci eufemistiche della più diretta o brutale “convenienza”. Non se ne fa qui questione di analisi politica (la proposta della Commissione di aumentare gli aiuti economici al Marocco dimostra come la ricaduta reale di quella che viene detta solidarietà interna premia spesso chi quella solidarietà ha messo sotto stress), ma puramente lessicale.Già conteneva la sua quota di ambiguità la parola Solidarnosc usata al posto di libertà, o democrazia, offrendo una storica base nella “nuova Europa” al populismo walesiano. E anche il “solidarismo” tanto caro al pensiero politico e sociale cattolico si è portato appresso sacche di convenienza e collateralismo. Finiti poi quegli anni, la parola è scivolata nell’uso comune verso un buonismo omnibus e di maniera, spesso insincero, clericale, ma intoccabile e dogmatico. Nel mondo delle scienze solidarietà indica tutt’altro, in architettura è la capacità degli elementi di costruzione di garantire la stabilità del tutto, di lavorare “in modo solidale. In ogni complesso fisico indica la facoltà dei diversi di contribuire alla funzionalità del meccanismo. Nel rapporto tra gli Stati, persino se uniti da trattati come quelli europei, a tenere insieme il tutto, a fare funzionare politiche e istituzioni, è invece un concetto politico e diplomatico molto chiaro: la convenienza. Che si può declinare anche in egoismo nazionale, quando serve (lo si è ben visto a Ceuta, e non soltanto per le imprevidenti reazioni italiane). Persistere nell’utilizzare una parola ambigua, moralista, che nell’opinione pubblica sposta la logica della convenienza verso la sfera dell’etica o peggio dei sentimenti, è un errore linguistico. Quindi concettuale. Perciò politico."Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.E' responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"