Erano stati licenziati «per giusta causa» perché timbravano come se stessero svolgendo regolare attività lavorativa per l’ospedale Oftalmico, ma in quelle ore visitavano i pazienti privatamente. Una decisione contro cui i due medici avevano fatto ricorso. Ma ora il tribunale dà ragione all’Asl Città di Torino, respingendo i due appelli e condannano entrambi al pagamento delle spese processuali. Cosa dice la norma Per legge è prevista la netta separazione tra l’attività in orario di servizio dei medici ospedalieri e la loro libera professione. Una norma volta a evitare proprio che i professionisti “rubino” tempo all’orario, per cui sono pagati con i soldi pubblici, e durante il quale devono svolgere la loro attività da dipendenti. Nella violazione di questa norma non rientra soltanto il danno economico arrecato all’Asl, ma anche il tempo tolto a tutti quei pazienti che vedono allungarsi ulteriormente l’attesa.
Scoperti dall’Asl con un’indagine a campione Nel caso in questione, a scoprire che i due specialisti dell’Oftalmico - Riccardo B. e Alessandra M. - era stata la stessa Asl che, con un’indagine a campione su diversi professionisti durata mesi, aveva preso in considerazione le «bollature» di due anni consecutivi, dal 2022 al 2023. I controlli avevano esaminato le prestazioni in «intramoenia» (ossia private) e comparati gli orari. Pagati dall’ospedale e anche dai pazienti Era emerso che, per tutto quel periodo di tempo, i due medici in orario privato più volte non si erano «stimbrati» dall’ospedale: non avevano, quindi, sospeso il loro orario di lavoro di dipendenti pubblici, mentre svolgevano la libera professione. Così facendo, i due professionisti avevano anche ricevuto un doppio compenso: dall’ospedale e dai privati cittadini che, ignari di tutto, si erano rivolti a loro. Il licenziamento per giusta causa Per questo, alla fine degli accertamenti, entrambi i medici avevano ricevuto la mail dall’Asl Città di Torino, che gli comunicava l’immediata interruzione della loro attività lavorativa «per giusta causa». Dall’Asl era anche partita la segnalazione all’autorità giudiziaria. I due specialisti avevano fatto ricorso contro il provvedimento di licenziamento. Ma ora arriva la decisione del tribunale: entrambi respinti e condannati a pagare.









