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Manuela Porta

Il racconto del fondatore dell'Istituto Minotauro di Milano, che da oltre cinquant'anni lavora con i ragazzi, nel suo ultimo libro: «Non sono fragili, hanno una nuova forma di intelligenza, quella emotiva»

Si raccontano in un modo nuovo, senza timore di aprirsi, di interrogarsi su chi sono, cosa sentono, dove vogliono arrivare. Gustavo Pietropolli Charmet, psichiatra e psicoterapeuta, esperto dell’età dello sviluppo e dell’adolescenza, fondatore dell’Istituto Minotauro di Milano, nel suo ultimo libro Adolescenti intelligenti (Mimesis), fotografa una generazione che ha imparato a pensare con la propria testa, affrontando grandi trasformazioni sociali come quelle legate all'identità e ai cambiamenti dei ruoli familiari. Professore, definisce gli adolescenti «intelligenti esploratori della mente». Chi sono questi nostri nuovi figli e cosa li ha portati a questa metamorfosi? «Ho scelto questo titolo per attirare l'attenzione su una nuova forma di intelligenza, quella emotiva. I ragazzi di oggi si presentano spontaneamente dallo psicoterapeuta, dotati di benevolenza e disponibilità nei suoi confronti. Dimentichiamo l’atteggiamento di opposizione e diffidenza di un tempo, che presupponeva il timore di un “complotto” tra medico e genitori. Questa metamorfosi è lo specchio di un nuovo modello educativo. Si è passati dal nascondere al mostrare le emozioni senza remore: colpa, desiderio, peccato, vergogna non sono più tabù. Anche la bellezza viene esibita, per piacere e risultare interessanti, una vera e propria celebrazione del sé per suscitare ammirazione».Non si rischia un’eccessiva celebrazione dell’«io»? «In un certo senso è così. Ora è tempo di successo, visibilità, socialità per mettere in mostra personalità e identità. Siamo di fronte a uno scenario narcisistico in cui la sfida sta però nel riconoscere nell’adolescente narciso non tanto un sintomo, ma al contrario una forma di difesa, un linguaggio che nasconde una profonda domanda di riconoscimento e bisogno di essere amato. Libertà e autonomia: oggi sono i ragazzi a fissare il colloquio con il medico a cui, con estrema spontaneità, vengono raccontati i primi anni di vita, di crescita, le proprie capacità e doti». Che cosa affiora durante le sedute? «Riuscire a fare emergere la propria indole senza timore: parliamo di un modello educativo opposto rispetto a quello di Edipo che doveva nascondere verità, desiderio, fantasia, conflitto, paura, tormento. Questo nuovo modello dice: “Diventa chi sei e mostralo al mondo”. Nel dialogo con lo psicologo i ragazzi pare conoscano bene la propria mente, colma di dubbi, problemi, confusione e ne parlano perché tutto ciò è già oggetto di elaborazione e discussione tra i coetanei, una adolescenza vissuta attraverso il confronto».