Una chiacchierata estiva tra una matematica appassionata, Sandra Lucente, e un matematico con interessi nell’AI, Antonio Macchia, con qualche preoccupazione per l’AI e qualche riflessione sul futuro che ci aspetta, alla ricerca della matematica per le prossime generazioni.
Incontri estivi sul mare, gelati e aggiornamenti su vite distanti (Bari, Berlino), su matematica differente (un’analista appassionata di oggetti, un algebrista curioso di AI), sul piacere di libri letti, film visti e persino sulle squadre di calcio che si sono sfidate al mondiale. Lì il nostro discorso estivo si incrina, Sandra trova indimenticabile la corsa del fratellino di Lamine Yamal dopo la finale del mondiale, immagina i festeggiamenti durati ore con il bimbo sempre più felice e sempre più stanco, Antonio invece racconta che nelle ore successive alla partita ha letto il post su X di Levent Alpöge: la congettura Jacobiana era stata smentita in dimensione maggiore di 2, da un controesempio ottenuto durante la stessa finale utilizzando Claude Fable 5.
La bellezza del controesempio è disarmante, in tre righe di post la risposta ad una domanda del 1884. Spesso usiamo un parametro temporale per misurare l’interesse di un problema, usiamo invece il numero di citazioni e l’attendibilità delle fonti per attribuire l’importanza di un articolo. Il post sulla congettura Jacobiana fa ripensare a questi aspetti del nostro lavoro. Addirittura Corrado De Concini ha scritto a MaddMaths che questo risultato “mette in discussione la natura della nostra professione.” Noi non crediamo questo, forse perché ne stiamo parlando davanti all’orizzonte del mare, ma di certo sentiamo la frattura su cosa sia essere matematici prima e dopo di quel post.






