La posta in palio è alta. Da una parte c'è Roma, dove sono partiti i colloqui tra delegati israeliani e libanesi per le "zone-pilota" nel sud del Paese dei cedri. Aree che dovrebbero essere lasciate dall'esercito israeliano per far posto alle truppe di Beirut insieme al disarmo di Hezbollah, che ha già definito le trattative come «un'umiliazione» per il Libano. Dall'altra parte, c'è il "grande gioco" della riapertura dello Stretto di Hormuz. Una svolta che può essere decisiva nella guerra tra Iran e Stati Uniti, ma che continua a lasciare diversi dubbi.
I progressi
Nelle ultime ore, tutte le parti coinvolte nel negoziato hanno spiegato che si è entrati in una fase "decisiva". Ieri pomeriggio, l'emittente Al Arabiya dava l'accordo come concluso, con l'annuncio da dare al massimo entro oggi. Ottimismo è stato espresso anche dal segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent, che si è detto convinto di un'intesa siglata già oggi per la piena libertà di navigazione nello stretto, quindi senza alcun pedaggio. Leggermente più cauto è stato invece il segretario di Stato americano, Marco Rubio, che aveva parlato di «progressi» nei colloqui pur ribadendo che c'era ancora bisogno di lavorare sulle proposte. Il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, Majed al-Ansari, aveva spiegato che si era ormai giunti anche allo scambio delle bozze con l'obiettivo di trovare «una soluzione a breve termine» in grado di riportare Teheran e Washington al tavolo del negoziato per l'accordo definitivo.













