Che il momento sia difficile lo conferma anche il fatto che il Dipartimento di Stato americano non ha diramato una nota ufficiale dopo i colloqui di Roma, sebbene un portavoce abbia detto che le parti sono andate avanti nella reciproca comprensione sulle “zone pilota”. Ma in Libano c’è scetticismo; c’è chi scrive che prima delle elezioni israeliane, previste a ottobre, sarà difficile pensare a risultati o progressi concreti. L’analisi di Riccardo Cristiano
Dovendo partire dai risultati concreti si può dire che il settimo round di colloqui israelo-libanesi, svoltosi a Roma, ha prodotto la data dell’ottavo, fissato ancora a Roma per il primo settembre. Ma di passi avanti concreti non se ne vedono. Dunque le prossime settimane si annunciano difficilissime per il Libano.
Questo round negoziale, che ha l’obiettivo di raggiungere il ritiro israeliano dal sud del Libano, il disarmo della milizia khomeinista di Hezbollah e la firma di un pieno trattato di pace, ha confermato che le strade indicate dai protagonisti sono molto diverse.
La delegazione libanese ha chiesto che il ritiro proceda davvero, dopo il piccolo passo registratosi recentemente, la consegna all’esercito libanese di alcuni villaggi del devastato Libano meridionale, ampia parte del quale è occupato da circa 120 giorni.











