Nei giorni scorsi anche i media cinesi hanno dovuto ammettere che il tasso di positività al Covid-19 è in aumento nella Repubblica popolare, raggiungendo il 20 per cento dei casi di malattie simil-influenzali riscontrati negli ambulatori e nei pronto soccorso cosiddetti “sentinella”. La stragrande maggioranza delle infezioni è “di lieve entità”, ha scritto il China Daily riportando il comunicato del Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie cinese, ma il problema di fondo resta: quanto i cinesi si fidano delle comunicazioni delle autorità? E quanto si fida il resto del mondo? Perché la ricerca sulle origini della pandemia da Covid del 2020 finora è stata impossibile.Subito dopo i primi lockdown l’Australia propose un’inchiesta internazionale indipendente sulle origini dei contagi che hanno provocato uno choc globale simile a quello della Grande depressione, e i cui effetti non abbiamo ancora concretamente studiato: la gestione iniziale dell’epidemia a Wuhan, i ritardi nella condivisione delle informazioni, il ruolo dell’Oms e gli errori commessi anche dagli altri governi, perché per evitare una nuova pandemia, bisognava capire che cosa fosse successo davvero. Pechino però rispose con un durissimo boicottaggio commerciale contro Canberra, e nessun investigatore indipendente ha potuto più mettere in discussione la ricostruzione fornita dal Partito comunista cinese e nessun paese ha più proposto una commissione internazionale per paura dell’ira di Pechino. Così l’indagine sulle origini del Covid ha smesso di essere un problema scientifico ed è diventato uno scontro politico un po’ ovunque nel mondo.Negli Stati Uniti il Covid è uno dei principali capitoli della guerra culturale fra trumpiani e democratici. La teoria della fuga dal laboratorio è stata trasformata prima in un marchio identitario della destra e poi in uno strumento per attribuire responsabilità politiche interne. E’ in questo clima che Anthony Fauci, nominato prima da Trump nel 2020 nella task force Covid e poi da Biden consigliere medico capo, la scorsa settimana si è presentato davanti alla Commissione del Senato americano per la sicurezza interna, presieduta dal senatore repubblicano Rand Paul che lo aveva obbligato con un mandato di comparizione a testimoniare. Paul ha una “ossessione incontrollabile nei miei confronti”, ha detto Fauci nel suo discorso d’apertura, e poi ha scelto di avvalersi del Quinto emendamento e di non rispondere alle domande, ripetendo oltre cento volte la stessa formula durante le tre ore di audizione, mentre Paul lo accusava – come ha fatto di frequente in passato – di aver contribuito a creare la pandemia o addirittura di averne tratto profitto.Per una parte dei repubblicani, e per gran parte del movimento Maga, Fauci è il simbolo dei lockdown, delle mascherine e delle campagne vaccinali, ma anche il volto di una presunta copertura organizzata per proteggere la Cina e impedire che emergesse la verità sulle origini del virus. Il fatto che abbia scelto di non rispondere alle domande di chi lo accusava è stato interpretato come un’ammissione di colpevolezza. Fauci, invece, ha sostenuto che qualsiasi risposta sarebbe stata usata per sostenere accuse che Paul porta avanti da anni. Perché nessuno aveva interesse a produrre nuove informazioni, l’obiettivo era confermare una convinzione già esistente. Per anni Trump e il mondo Maga hanno insistito sull’espressione “China virus”, accusando Biden e i democratici di voler coprire le responsabilità di Pechino. Sembra un cortocircuito: ogni discussione sulle origini del virus oggi diventa uno scontro interno all’America, e lascia sullo sfondo proprio le responsabilità del governo cinese, con cui l’attuale Amministrazione vuole avere un ottimo rapporto – molto più invischiato di quello che aveva Biden.In Italia il tema ha preso una strada simile. La Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Sars-CoV-2, istituita nel 2024, doveva ricostruire errori e responsabilità nella gestione italiana della pandemia. Ma a differenza delle inchieste giudiziarie, dispone di poteri limitati e le sue conclusioni avranno inevitabilmente un peso soprattutto politico, più che di ricerca della verità di quei giorni bui. Nel frattempo l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte continua a rinviare la propria audizione, alimentando lo scontro tra partiti piuttosto che contribuendo con una razionale ricostruzione dei fatti.A sei anni dall’inizio della pandemia, l’unico tentativo di costruire un’inchiesta internazionale realmente indipendente venne bloccato dalla Cina. Tutto ciò che è venuto dopo è stato soprattutto politica interna, e più il dibattito si è polarizzato, meno è diventato possibile rispondere alla domanda più importante per i cittadini, e cioè come è cominciata davvero la pandemia e che cosa bisogna fare perché non accada di nuovo.
Da Fauci a Conte, il Covid è ormai solo polarizzazione politica
Le polemiche sulle restrizioni e le accuse reciproche sulle origini del virus. Della pandemia è rimasta soltanto una guerra di narrazioni. Intanto le domande rimaste aperte aspettano ancora risposte











