Vanno avanti le indagini della Procura di Lucca sul rogo che tre mesi fa ha devastato il Monte Faeta, distruggendo oltre 700 ettari di bosco sul versante lucchese e su quello pisano. Al momento sono iscritte sul registro degli indagati tre persone: i due giardinieri lucchesi di 58 e 54 anni incaricati di potare e pulire l’oliveto di Santa Maria del Giudice e il proprietario del terreno che li aveva incaricati. L’ipotesi di reato è di incendio boschivo colposo aggravato, in concorso.
Il quadro di quanto accaduto su quella montagna tra la fine di aprile e i primi giorni di maggio per il pm Salvatore Giannino è piuttosto chiaro. Il rogo è partito da un abbruciamento effettuato in modo pericoloso dai due giardinieri il 28 aprile, senza rispettare le necessarie misure di sicurezza per evitare che il vicinissimo bosco prendesse appunto fuoco. Poi il vento forte di grecale ha fatto il resto, spargendo le fiamme sull’intero Monte Faeta. Questo filone di indagine è quindi sostanzialmente completato e protrebbe sfociare presto in un avviso di chiusura delle indagini preliminari. Ma restano da approfondire ulteriori elementi. Nei giorni in cui l’incendio continuava a propagarsi in modo inquietante fino a lambire il paese di Asciano nel territorio pisano, erano infatti emerse anche forti polemiche sui presunti ritardi nelle operazioni di spegnimento.







