Lucca, 24 giugno 2026 – “Sì, siamo stati noi a far partire quell’incendio, involontariamente, dando fuoco ai resti delle potature dell’oliveto sul monte di Santa Maria del Giudice. Ma quel martedì pomeriggio, appena abbiamo notato che le fiamme non si spegnevano e minacciavano gli alberi vicini, abbiamo dato l’allarme al 112...“.

Queste in sostanza le ammissioni fatte ieri al pm dai due giardinieri lucchesi, entrambi cinquantenni, indagati dalla Procura di Lucca per incendio boschivo colposo aggravato in relazione al disastroso rogo che ha devastato il Monte Faeta. Tra la fine di aprile e i primi giorni di maggio erano andati in fumo oltre 700 ettari di bosco, a cavallo tra il versante lucchese e quello pisano. Con ripercussioni disastrose soprattutto nella zona di Asciano, dove il fuoco alimentato dai forti venti aveva anche distrutto un’abitazione e costretto all’evacuazione di 3.500 persone in tutta fretta. Un oliveta andata in fumo durante il maxi incendio del Monte Faeta (foto di Enrico Mattia Del Punta)

L’interrogatorio sul luogo del rogo

I due giardinieri, gli unici al momento sotto inchiesta, si sono presentati nella mattina di mercoledì 24 giugno, accompagnati dal loro difensore, l’avvocato Cristiano Baroni, sul luogo da cui è partito il pauroso incendio, un terreno sulle colline di Santa Maria del Giudice. A convocarli sul posto è stato il pm Salvatore Giannino, titolare dell’inchiesta. Convocati anche la Pg della Procura, i Carabinieri Forestali, il consulente del pm, ingegner Aldo Rebuffi e quello della difesa, l’agronomo Fabio Palazzo.