Roma, 5 agosto 2026 - In attesa della sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che a settembre, con la decisione in via definitiva sulla legittimità dei centri per migranti a Gjader e Shengjin, potrebbe segnare dopo due anni la fine dell’accordo Italia-Albania, anche la strada caldeggiata da Giorgia Meloni e della premier danese Mette Frederiksen appare in salita. Un progetto – quello degli hub per i rimpatri in Paesi terzi, fuori dai confini dell’Unione ma finanziati e coordinati a livello Ue – toccato solo marginalmente nel Consiglio Affari Interni informale di ieri, a cui, per ora, stanno lavorando Olanda, Danimarca, Germania, Grecia, Austria e Italia. Sei paesi su 27.

“L’Unione Europea non ha mai accettato in sé il modello Albania per sé stessa. Anzi, ha sempre detto che non si potevano, ad esempio, usare i fondi europei per le politiche migratorie o per costruire questi centri – commenta Roberto Castaldi, direttore di ‘Focus Europe’ –. Una decisione di questo genere dovrebbe essere approvata anche dal Parlamento europeo. Ed è probabile che lì verrebbe bocciata. Servirebbe, ancora una volta, che su questo tema i Popolari votassero insieme alle forze di estrema destra, invece che con la maggioranza Ursula, composta da Popolari, Liberali, Socialisti e Verdi”.