La Commissione Ue è pronta a valutare le proposte degli Stati membri. Il modello Albania diventa il riferimento della nuova stretta contro l’immigrazione irregolare

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Giorgia Meloni ha vinto in Europa: in quattro anni ha completamente rivoluzionato il paradigma di pensiero dell’Unione, soprattutto per quel che riguarda le politiche migratorie. Ha avuto il coraggio di dire e di fare quello che tanti prima di lei non sono riusciti, forse per non cambiare l’inerzia di un sistema che si trascinava avanti stancamente o perché sapevano che non avrebbero trovato sponde. Meloni non ha fatto questi calcoli quando, nel 2022, è andata per la prima volta a Bruxelles presentando le sue priorità come presidente del Consiglio dell’Italia e oggi ha dalla sua parte gran parte dei Paesi, uniti contro l’immigrazione irregolare e indiscriminata. È da qui che nasce il nuovo Patto di migrazione e asilo, che comprende anche gli hub di rimpatrio nei Paesi terzi.Dopo aver definito il perimetro legale, ora l’Unione ha fatto un passo in avanti, come dichiarato dal portavoce della Commissione europea per gli Affari interni, Markus Lammert, nel briefing quotidiano con la stampa, spiegando che, sulla possibilità che l'Unione europea sostenga finanziariamente gli Stati membri in tali accordi “ora i prossimi passi sono nelle mani degli Stati membri”. La Commissione, ha aggiunto, “è pronta a valutare eventuali proposte mature, e ciò che è importante sottolineare quando parliamo della nostra cooperazione con i Paesi partner è che questa cooperazione deve sempre basarsi su una collaborazione stretta e reciprocamente vantaggiosa con i nostri Paesi partner, e deve sempre essere in linea con il nostro quadro giuridico”. Il portavoce ha aggiunto che “i centri di rimpatrio devono essere soggetti a condizioni e garanzie rigorose” e permetteranno “di affrontare la migrazione irregolare nel pieno rispetto degli standard internazionali sui diritti umani e del diritto dell'Ue”.