Tra i paesi candidati Ruanda, Uganda e Montenegro. Ma anche la Libia. Il flop di Gijader è costato 50 milioni, solo il 15% dei trattenuti è stato rimpatriato
Entro il 2027 il governo Meloni vuole tirare su centri di rimpatrio dei migranti fuori dai confini dell’Unione Europea. Un modello Albania ma con i soldi di Bruxelles. Con l’obiettivo di aprire qualche struttura già nell’anno delle elezioni politiche. Dopo Ceuta il tavolo dei ministri dell’Interno dell’Ue discuterà su impulso di Matteo Piantedosi. Nella battaglia politica l’Italia è alleata con la premier danese e socialista Mette Frederiksen. Nell’ultimo vertice a fine giugno è stato anche stilato un cronoprogramma.
Ruanda e Uganda
Repubblica spiega che Italia e Danimarca premono per attuare subito il nuovo regolamento rimpatri. I progetti pilota prevedono centri di rimpatrio congiunti in paesi terzi con spese condivise. Oltre alla Danimarca ci lavorano Austra e Grecia. Mentre Germania e Paesi Bassi vogliono presentare piani operativi entro la fine del 2026. Il primo ministro conservatore Kyriakos Mitsotakis ha detto che l’obiettivo «è concludere i primi accordi nel 2026, in modo che le strutture siano operative dal 2027». Meloni vorrebbe lo stesso programma. Per i nuovi centri fuori dall’Ue una delle ipotesi è il Ruanda, che doveva ospitare quelli del Regno Unito. Germania, Austria e Paesi Bassi sono interessati all’Uganda.










