Oggi si riuniscono i ministri dell’Interno dei 27 Paesi europei per una riunione straordinaria dopo l’emergenza di Ceuta. L’Italia chiederà di accelerare per realizzare, già nel 2027, dei centri migranti sul ‘modello Albania’ in alcuni Stati africani. Questa volta, però, dovrebbero essere finanziati con fondi europei.
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Il governo Meloni cerca di sfruttare l'attenzione mediatica e politica sulla vicenda di Ceuta – rafforzata soprattutto dagli attacchi dell'estrema destra europea e internazionale alla Spagna – per spingere avanti una nuova proposta sull'immigrazione. L'idea non è del tutto nuova e a sostenerla non è solo l'Italia, ma adesso si cerca un'accelerazione: costruire dei centri per il rimpatrio di migranti in alcuni Stati africani. In testa nell'agenda italiana, secondo diversi retroscena, ci sarebbero Ruanda, Uganda e Ghana.
Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi lo ha chiesto nel vertice straordinario dei suoi omologhi europei, convocato oggi proprio per parlare di Ceuta. Il ‘modello' da seguire sarebbe simile, anche se non identico, a quello dei centri costruiti in Albania. Strutture che però oggi sono sostanzialmente inutili, numeri alla mano, e rischiano di essere stroncate dalla Corte di giustizia europea con due sentenze attese a settembre. Così, anche per evitare figuracce a pochi mesi dalle elezioni, il governo Meloni spinge in Europa. Una differenza non da poco è che i centri costruiti in Paesi africani sarebbero finanziati con fondi europei. Uno dei problemi che Meloni deve affrontare, però, sono le tempistiche. Le decisioni vere e proprie potranno arrivare solo al Consiglio europeo (che riunisce i capi di Stato e di governo dell'Ue) in programma a ottobre. Servono risultati da rivendicare, quando alle elezioni manca probabilmente meno di un anno.










