Quando Sergio Germano pianta le prime trecento barbatelle di Riesling a Serralunga d'Alba non sa se sta facendo un atto pionieristico o un errore. «La mia paura era una sola: non fare la fine del Nebbiolo in Australia, vitigno che downunder non aveva ben funzionato», racconta oggi. Trent'anni dopo quella scommessa è diventata un piccolo movimento: nelle Langhe, e in altre zone della regione, da Vajra a Poderi Colla, da Rostagno a Castello di Neive, sono oltre venti aziende producono Riesling. Cantine che hanno costruito un'identità che non cerca di imitare la Mosella o l'Austria, ma interpreta il vitigno attraverso le marne calcaree, le quote più elevate e un territorio capace di imprimergli una personalità tutta sua.

Germano è stato tra i primi a crederci. Dopo i primi filari piantati a Serralunga, nel 1996 individua a Cigliè, sopra Bastia Mondovì, il luogo ideale per inseguire il suo sogno, due anni dopo vede la luce il primo vigneto di mezzo ettaro: «Volevo fare un grande vino bianco in una terra famosa per i rossi. All'inizio non avevo ancora deciso che sarebbe stato il Riesling, ma più assaggiavo quelli della Mosella, del Reno e della Nahe, più mi appassionavo a questo vitigno». La prima etichetta ufficiale arriva con la vendemmia 2005, dopo anni di prove e poche centinaia di bottiglie prodotte in via sperimentale. Oggi Herzu, il Riesling di Ettore Germano – il nome richiama nel dialetto locale i pendii “erti” su cui cresce la vigna – occupa quasi cinque ettari e raggiunge una produzione compresa tra le 25 e le 30 mila bottiglie all'anno. Venduto in tutto il mondo, con l’Italia primo mercato. Ma che cosa rende diverso il Riesling delle Langhe rispetto a quello nato lungo il Reno? La risposta sta innanzitutto nel terreno. «In Germania le vigne sono spesso piantate sull’ardesia pietra, io le chiamo scherzosamente "vigne piastrellate" – riflette Germano - Lì i vini sono più sottili e affilati. Qui, invece, i terreni calcarei regalano maggiore pienezza e struttura». Nel bicchiere carisma e freschezza: prima arrivano aromi di fiori bianchi e pera, poi, con gli anni, le tipiche note di idrocarburo che identificano il vitigno.