Spiata, minacciata, picchiata. Umiliata e messa a nudo nel modo peggiore, attraverso una sorta di gogna mediatica, con l’immancabile pubblicazione di video privati nei circuiti social. Poi la decisione di denunciare. Lo ha fatto in tutte le sedi possibili, riuscendo - non senza fatica - ad ottenere la libertà perduta. Storia di Maria, la donna che ce l’ha fatta. Ieri il suo persecutore è stato arrestato. Stalking aggravato, scatta la misura cautelare in carcere nei confronti di Vincenzo Russo, classe 1982, ritenuto responsabile di una vera e propria condotta molesta. Minacce, violenza fisica, pressioni psicologiche. Un crescendo quello riservato nei confronti di una donna, nel chiuso di un rapporto di convivenza diventato via via tossico. A finire in cella il suo ex, raggiunto dall’ordine di arresto firmato dal gip Maria Laura Ciollaro, al termine delle indagini condotte dal pm Emanuele De Franco.
Il retroscena Un arresto bis, quello toccato ieri a Russo, alla luce del lavoro investigativo svolto in questi mesi dalla Dda di Napoli. Proprio nel corso di indagini anticamorra sulle cosche dei casalesi, che è emerso il piano di Russo, che avrebbe versato soldi nelle mani di killer dell’area casertana per uccidere la donna che aveva tentato di voltargli le spalle. Una strategia diabolica e sanguinaria al tempo stesso: l’omicidio della donna sarebbe costato 20mila euro, era tutto pronto per passare all’azione. Nelle mani di uno dei presunti killer erano stati consegnati 5mila euro, soldi cash per un delitto pianificato. Un femminicidio a pagamento, aggravato dal metodo mafioso, secondo quanto emerso dal lavoro del pool anticamorra del procuratore aggiunto Michele Del Prete, che non è stato consumato solo grazie alla prontezza delle forze di polizia giudiziaria. Al lavoro su droga e racket nell’area dei casalesi, sono stati i carabinieri ad accorgersi della trama omicidiaria. Soldi consegnati, soldi promessi, un femminicidio per corrispondenza. Tutto saltato, mentre pochi giorni dopo il primo blitz a carico di Russo, è arrivato un secondo ordine di arresto. In questo caso l’accusa è di stalking, al termine di un’indagine che ha un preciso atto iniziale: decisiva è stata la denuncia firmata dai penalisti Barbara Esposito e Maurizio Zuccaro, che si sono rivolti agli inquirenti napoletani prima ancora che spuntasse la storia dei killer mercenari dei Casalesi. Sono stati i due legali a sintetizzare la testimonianza della donna. I riscontri Una versione che è stata poi confermata da riscontri oggettivi, tra cui la testimonianza dei figli avuti dalla donna nel corso di un precedente rapporto, delle sue amiche e dei conoscenti che avrebbero assistito alle sfuriate di Russo. Una vicenda da codice rosso, che ha fatto registrare comunque una traiettoria tortuosa. Va infatti ricordato che - secondo un clichè della violenza di genere - Maria aveva allertato l’ufficio fasce deboli delle sezioni di polizia giudiziaria, salvo poi ritirare l’esposto. Lo ha fatto per timore di subire ripercussioni personali o vendette trasversali. Un campanello d’allarme che non sembra sia stata colta in modo tempestivo. È quanto emerge dalla misura cautelare firmata dal gip Ciollaro. Prima denuncia a febbraio del 2026, quando Maria si accorge che il suo compagno ha pubblicato un video privato. Un modo per esercitare pressione sulla sua psicologia. Scrive il giudice: un esercizio di violenza finalizzato ad esercitare controllo sulla donna, ma anche a indebolire la sua personalità. Con un solo obiettivo: frustrare sul nascere ogni tentativo di emancipazione da un rapporto tossico e violento. E non è un caso che proprio in queste ore, sono i legali della donna a depositare un altro esposto. Lo stupro Chiaro il contenuto: violenza sessuale, dal momento che Maria sarebbe stata costretta a consumare rapporti fisici pur di scongiurare altra violenza fisica. Ed è il gip Ciollaro, informative di pg alla mano, a non trascurare questo ultimo aspetto: dopo aver subìto minacce e violenza, Maria è stata costretta ad assecondare le avance di Russo, in una condizione di spersonalizzazione: una sorta di «dissociazione emotiva».






