CAMPONOGARA - Prima si è spacciato per la sua fidanzata online per cercare di agganciare altre donne. Poi l'ha aggredita, l'ha chiusa in ufficio, l'ha lasciata senza soldi e senza un posto dove andare. Infine, quando lei finalmente è riuscita a sfuggire alla sua presa, ha iniziato a perseguitarla. Ieri mattina, in tribunale, è stata proprio la vittima a raccontare tra le lacrime la parabola discendente della sua storia: «All'inizio credevo fosse colpa mia, di doverlo trattenere a me in qualche modo, ho usato tutte le mie armi. Poi, quando è nata nostra figlia, tutto è cambiato: io vivevo per lei, e lui allora è diventato sempre più aggressivo».
Lei 33 anni, lui 40: abitavano assieme, nell'appartamento sotto alla madre dell'uomo, a Camponogara. Lui le aveva anche trovato un impiego nella sua azienda. Nel 2019 i comportamenti del quarantenne venivano ancora sopportati dalla compagna, nel 2023 lei decise di scappare. E l'anno seguente ha preso coraggio e ha sporto denuncia.
Quando lei l'aveva sorpreso a usare il suo cellulare, il suo nome e le sue foto intime per cercare di convincere altre ragazze di stare parlando con una donna, per ottenere così qualche scatto senza veli, lui aveva minimizzato: «L'ho fatto solo per curiosità si è giustificato è una stupidaggine, sei tu che sei esagerata». In realtà era solo il primo sintomo che tradiva un rapporto tossico, degenerato in tremende persecuzioni non appena lei trovò la forza di andarsene: «Diceva di sapere sempre dove fossi, di tenermi d'occhio ha raccontato in aula la 33enne Io mi sentivo seguita, ho smesso persino di fare la spesa al supermercato perché avevo paura, chiedevo alle amiche di dormire con me, avevo il terrore di restare da sola, c'è stato chi ha smesso di parlarmi perchè credeva fossi diventata paranoica. Ho perso i capelli, ho messo su peso, nessuna agenzia voleva darmi una casa in affitto perchè ero una madre single senza lavoro. Ero disperata. E lui continua ancora adesso: domenica mi ha detto ridendo "dai, che mercoledì andiamo in scena", parlando di questa udienza, ma per me è umiliante raccontare tutto questo, è doloroso».







