Ormai per il caldo si parla di ondate e sembra che non piova più, ci sono solo nubifragi e grandinate. Chi sostiene che non sta succedendo niente di speciale, forse ricorda che la parola afa la troviamo già nella prima edizione del Vocabolario degli Accademici della Crusca (1612), nascosta sotto il lemma affanno, dove si legge: «E da questa afa, che è un certo affanno, che, per gravezza d’aria, e soverchio caldo, pare che renda difficile la respirazione». Che l’afa opprimente ci sia sempre stata è un’ottima dichiarazione di scorta per tutti coloro che negano i danni del cambiamento climatico, l’esasperazione dei fenomeni estremi e l’allarme lanciato dalla stragrande maggioranza degli scienziati. I diffidenti pensano sempre con sospetto alle dichiarazioni degli scienziati e non hanno dubbi sulle parole a ruota libera di politici che di scienza non sanno niente.
Quella cui assistiamo è l’ennesima occasione per dividere il mondo tra chi può vivere temperature accettabili (luoghi di vacanza, aria condizionata, giardini e case confortevoli) e chi invece è costretto a lavorare sotto il sole cocente o soffre in aree tormentate dalla siccità o è talmente povero che non può permettersi di combattere l’afa e tutto quello che ne consegue. La regola del nostro tempo è semplice: chi può permetterselo starà bene, chi non può si arrangi.






