Era la prerogativa della zia abbronzatissima che non voleva il segno del costume. Oppure la divisa non ufficiale della studentessa femminista, il modo più semplice per dire che il corpo non aveva bisogno di chiedere permesso. Oppure ancora una questione molto meno ideologica: la voglia di liberare il seno dalla morsa delle coppe e prendere il sole senza lacci o tessuti sulla pelle.

Una volta sulle spiagge italiane il topless era un paesaggio. Non riguardava soltanto le trasgressive, le militanti o le donne più sicure di sé: era un gesto entrato nella normalità delle vacanze, insieme alla radio sotto l’ombrellone, alla crema solare spalmata a casaccio e alle famiglie in assetto da guerra con melanzane fritte e pedalò d'arrembaggio. Oggi basta guardare una spiaggia per accorgersi che qualcosa è cambiato. Non si vedono più i seni di una volta.

Le cifre precise, in Italia, non esistono, forse per la natura pruriginosa del tema e la nostra ritrosia ad affrontare la sessualità e la nudità in modo obiettivo. A misurare il fenomeno è stata soprattutto la Francia, dove l’Institut français d’opinion publique (Ifop) ha seguito negli anni la relazione delle donne con il topless. Il dato più evidente racconta una scomparsa lenta ma inesorabile: a metà degli anni ottanta il 43% delle francesi sotto i cinquant’anni dichiarava di farlo in spiaggia; nel 2019 erano il 19%, meno della metà. Anche in altri paesi europei il topless sembra essere diminuito, mentre la Spagna rappresenta una parziale eccezione.