Estate 1946. Forse meno torrida di quelle che conosciamo oggi, ma destinata a infiammare il dibattito pubblico come poche altre. Sulle spiagge europee fa la sua comparsa un minuscolo costume da bagno destinato a cambiare per sempre il rapporto tra le donne, il loro corpo e lo sguardo della società. A concepirlo, curiosamente, non è un grande couturier parigino, ma un ingegnere meccanico. Si chiama Louis Réard e ha un'intuizione destinata a fare storia: se il mondo è appena entrato nell'era atomica, anche la moda ha bisogno della sua rivoluzione. A inventarlo, curiosamente, non è un grande couturier parigino, ma un ingegnere meccanico. Si chiama Louis Réard. Dopo aver lavorato nell'industria automobilistica, nel 1940 eredita dalla madre un piccolo negozio di lingerie a Parigi. È lì che, osservando le donne accorciare sempre più il costume per abbronzarsi, gli viene un'intuizione tanto semplice quanto rivoluzionaria: se meno stoffa significa più libertà di movimento e di esposizione al sole, perché non ripensare completamente il costume da bagno? Genio visionario, straordinario uomo di marketing o semplicemente interprete del proprio tempo, Réard dà vita a quella che diventerà una delle più grandi rivoluzioni del costume del Novecento. La battezza bikini, prendendo in prestito il nome dell'atollo del Pacifico dove gli Stati Uniti stanno sperimentando la bomba atomica. L'effetto, nelle sue intenzioni, dovrà essere altrettanto esplosivo.