Il guasto descritto dai meccanici è sempre identico: il propulsore tossisce, perde colpi per qualche istante e infine si spegne. L’auto si ferma in corsia di emergenza, lo scooter si ammutolisce al semaforo e la spia motore si accende senza scampo. Il tutto a distanza di pochi minuti dal rifornimento, con il serbatoio ancora pieno. Nelle ultime settimane, a Roma, questa sequenza non appare più come un episodio sfortunato, ma come un campanello d’allarme che rimbalza da una carrozzeria all’altra.
A delineare i contorni del fenomeno non sono i laboratori, bensì i ponti sollevatori delle officine capitoline, dove si registra un afflusso anomalo di veicoli in panne. Chi opera sul campo da anni parla chiaro: la causa è un carburante contaminato, con presenza di acqua o morchia introdotta nel circuito di alimentazione.
Al Quadraro, il meccanico Giancarlo Lanza riferisce che, tolti gli ultimi sei mesi, in decenni di lavoro non aveva mai riscontrato una simile frequenza.
A Corso Trieste, Romar Ponciano ha già catalogato una decina di interventi analoghi negli ultimi mesi.
A Casalbruciato, Renato Di Nicolò stima un aumento tra il 25% e il 30% dei serbatoi con residui d’acqua o sedimenti rispetto al passato.











