Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiC'è un nome significativo tra quelli dei No Tav, protagonisti in questi giorni di mobilitazioni e scontri. Benché Guido Borio non sia un personaggio famoso nè particolarmente mediatico, il suo percorso politico aiuta a comprendere alcune motivazioni di base del movimento.
Ha più di settant'anni, ha scontato una lunga pena per aver preso parte alle violenze degli anni di piombo. Militava nei Nuclei Comunisti Territoriali, un'ala estrema generata dalla galassia dell'Autonomia Operaia che ha fatto anche scorrere il sangue. In seguito è passato attraverso processi, condanne e assoluzioni. E oggi è considerato l'ideologo dei No Tav, un po' come Giorgio Rossetto detto “Wallace” ne è riconosciuto il capo, e il terzo del triumvirato, Andrea Bonadonna, impersona la mente creativa. Al di sotto di loro, nella gerarchia, ci sono gli organizzatori, mentre in prima fila si impiegano i militanti. Un movimento dunque tutt'altro che fluido, non solo perché le nuove leve, apparentemente meno politicizzate, in realtà rivendicano senza mezzi termini la compattezza ideale e la fedeltà ai capi. Ma anche perché accanto allo storico Comitato di Lotta Popolare di Bussoleno si colloca ormai in maniera dominante Askatasuna, l'organizzazione che contesta frontalmente il sistema capitalistico e le istituzioni democratiche borghesi. Guido Borio, dunque, autore di libri sui movimenti extraparlamentari e memoria storica delle lotte operaie, è l'anello di congiunzione fra passato e presente, antiche motivazioni guerrigliere e realtà attuale della Val di Susa. La difesa dell'ambiente proclamata dai No Tav è insomma soltanto una faccia del loro complesso nucleo ideologico. Il neocomunismo di Guido Borio, nutrito di reminiscenze antifasciste e lotte partigiane, si è travasato nella filosofia inizialmente No Border e poi No Global, culminata nel 1999 con la drammatica “battaglia di Seattle”, e poi prolungatasi due anni dopo anche a Genova. In seguito si sono aggiunte altre istanze radicali: dall'immigrazionismo all'antirazzismo, sino al pacifisno, al climatismo e all'antisessismo, consolidando l'ecologismo integrale, incompatibile con qualsiasi forma di mercato e profitto.








