Passeggiate sui luoghi dei futuri cantieri, assemblee, serate informative nei comuni. Il progetto della bretella Orbassano-Avigliana, oltre a incontrare la perplessità se non proprio la contrarietà dei sindaci coinvolti dal percorso, ha riacceso il movimento No Tav, che ormai sembrava limitarsi a celebrare le solite ricorrenze dei decenni di lotta in valle. E Paolo Foietta, uno dei massimi esperti di Torino-Lione in Italia, invita a fare attenzione: «La politica non si sta più occupando dell’opera» dice, come capodelegazione alla commissione intergovernativa, e sulla scorta di anni di esperienza da presidente dell’Osservatorio e da commissario straordinario. Un vero j’accuse, rivolto anche al suo partito, il Pd, che lancerà in queste ore in un documento pubblico.
Foietta, quindi stanno tornando i No Tav?
«Per fortuna la situazione è diversa, i tempi sono cambiati. Ma dobbiamo recuperare la capacità di presidio che è stata persa. Sta a noi evitare che vincano, pur riproponendo le stesse cose di 20 anni fa, per altro sconfitte già allora».
Cosa vuol dire che si è persa la capacità di presidiare?
«Innanzitutto è stato smantellato l’Osservatorio sull’opera per come lo conoscevamo. Nel 2019, con Conte al governo e Toninelli ministro, non è stato più possibile convocarlo perché il commissario non è stato rinnovato. Sono state eliminate le strutture che vi avevano lavorato, il personale è stato licenziato o trasferito, gli archivi cartacei sono stati dispersi e mandati al macero».






